Massimo Porciani

Presidente CIP Toscana

 

È con grande piacere che esprimo il mio personale apprezzamento, ma anche quello dell’intera Giunta CIP Toscana, per la seconda edizione del Torneo di Tennis in sedia a rotelle ITF Junior International Wheelchair Tennis TC Prato. La soddisfazione nasce soprattutto dal fatto che il torneo è un Under 18, riservato quindi a giovanissimi tennisti disabili che hanno scelto di cimentarsi nello sport più difficile fra quelli praticati e praticabili a livello internazionale. Le difficoltà del wheelchair tennis, nascono dal fatto che il tennista disabile deve giocare per forza tutti i colpi ad una mano, e dunque per riuscire a dare precisione, profondità e potenza al proprio colpo oltre ad imparare molto bene la tecnica dei colpi, è indispensabile che padroneggi la sedia a rotelle in modo chirurgico, per far fronte ai molteplici spostamenti necessari.

Solo con un corretto piazzamento della carrozzina infatti, sarà possibile portare i colpi in rotazione, sia back che top, e colpire la palla con il corretto spin. Mi piace ricordare che il tennis a due rimbalzi, come si chiamava una volta, è nato in Italia proprio in Toscana ed è giusto a pochi chilometri dal TC Prato che si è giocato quarant’anni fa il primo torneo internazionale di tennis, valido per il ranking mondiale. Allora non si parlava di giocatori Under, visto che era già difficile trovarne di Over, tuttavia grazie a quel torneo durato oltre 10 anni tante persone con disabilità si sono appassionate al wheelchair tennis contribuendo a diffonderlo per tutta la penisola. E poi come non ricordare che per 20 anni la nazionale di tennis è stata composta interamente da toscani, tutti nati con quel torneo internazionale e da lì entrati nella classifica mondiale scalata poi, in alcuni casi, ben entro i primi 100 del mondo. Lo sport per la persona disabile è un “farmaco” molto importante nell’interminabile percorso di riabilitazione. Purtroppo ad oggi non sono molti i medici di base che ne riconoscono l’efficacia e che suggeriscono ai loro pazienti disabili di praticare almeno uno sport, impegnandosi a cercare quello che maggiormente si integra con le capacità residue e con la passione del soggetto. E qui entra in gioco il Comitato Paralimpico, con un ruolo importantissimo che non è solo quello di indicare le società sportive pronte ad accogliere l’utente sul territorio, ma contribuisce economicamente in maniera importante pagando le prime 40 lezioni fatte in solitaria con un tecnico totalmente dedicato. Ma se non bastasse, ricordo che ogni anno c’è un Bando CIP, a cui possono partecipare tutte le società paralimpiche che hanno un nuovo utente disabile, per l’acquisto a costo zero, della carrozzina specifica per quello sport, costruita come un guanto sull’utente che la richiede e che gli viene data in comodato d’u- so gratuito dalla società sportiva di appartenenza. Naturalmente le 40 ore di lezione saranno tenute da un tecnico abilitato all’insegnamento paralimpico dello sport prescelto.

 

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